Numero del 29 febbraio

PODCAST

  • Elaborare un lutto può essere estremamente doloroso anche se a morire non è una persona, ma un animale. Probabilmente lo può capire solo chi ci è passato. Ricordo il senso di spaesamento che ho provato quando è morto Pedro, il mio gatto (per consolarmi il mio ragazzo mi aveva regalato un paio di orecchini ribattezzati Pedrinsk: sono quelli che la mia amata Susanna Gentili ha disegnato alle orecchie della ragazza nel logo di Questioni d’orecchio).
    Il nuovo, meraviglioso podcast di Sara Poma è incentrato proprio sull’elaborazione del lutto per la perdita di un animale. Nello specifico, per la perdita della Ope, il cane meticcio arrivato dall’Albania che Sara e sua moglie Lucrezia avevano adottato nel 2018 in un rifugio in Brianza. Il podcast s’intitola Gli occhi d’oro ed è composto da un’unica puntata di 35 minuti musicata dalle mani magiche di Luca Micheli. Sara lo ha realizzato apposta per il festival di Chora: due gruppetti di persone lo hanno potuto ascoltare in anteprima la mattina di domenica 18 febbraio mentre passeggiavano per i Giardini Indro Montanelli, a Milano. Ora è disponibile sulle principali app d’ascolto.

    Il gancio narrativo è la decisione di Sara di sottoporsi a un protocollo terapeutico per riconnettersi con la Ope per l’ultima volta, e dirle addio. L’appuntamento è sette giorni dopo, in una clinica di Lugano: Sara nel frattempo dovrà ripercorrere i ricordi e i momenti più importanti della vita della Ope e della loro relazione. Ed è così che, attraverso i ricordi di Sara e delle persone che hanno conosciuto la Ope, ci ritroviamo ad ascoltare una storia degna di un film, quella dell’ex boss di una gang di cani randagi albanesi che dopo essere stata accoltellata viene salvata e inizia una nuova esistenza borghese a Milano, nel ruolo di una sorta di nonna benevola e un po’ bulla.
    Si piange, si ride, ma soprattutto si viene invasi da ondate d’amore e tenerezza.

  • Alcune notizie, per vari motivi, ci rimangono più impresse di altre. Ricordo che quella della morte di Luca Attanasio, ambasciatore del Congo ucciso a 43 anni in un’imboscata il 21 febbraio 2021 insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci, mi colpì molto. A colpirmi in realtà era stato soprattutto il modo in cui chi lo conosceva raccontava Luca: era evidente che era stata una persona speciale. Speciale al punto da spingere la giornalista Antonella Palmieri a dedicare un podcast in otto puntate alla storia dell’ambasciatore, che pure non conosceva.
    «Ho lavorato al programma Frontiere per la Rai, sono stata tre anni in Africa e ho conosciuto tanti ambasciatori, tutti molto formali, ingessati, sempre disponibilissimi e gentilissimi, certo, ma molto legati anche alla forma», ha spiegato la giornalista. «Quando ho scoperto Luca Attanasio, ambasciatore in maglietta e sneakers che andava di persona a visitare i progetti realizzati sul campo, ho capito che stavo scoprendo una persona fuori dal normale». Il podcast, su Rai Play Sound, s’intitola appunto L’ambasciatore straordinario ed è il risultato del mosaico di voci delle numerosissime persone che hanno conosciuto Luca e ne sono rimaste incantate. Si parte dall’omicidio, ma il focus del racconto è sulla vita dell’ambasciatore: quella di un uomo che a un certo punto ha la lucidità di chiedersi qual é il proprio posto del mondo, e il coraggio di cambiare per dare un senso alla sua esistenza.
  • Io e il mio ragazzo conviviamo con una ventina di piante. Abbiamo dato un nome a ognuna. La monstera, per esempio, si chiama Isa. Senza dubbio è la regina della casa. Ogni volta che qualche pianta è morta ho provato un misto di tristezza e senso di colpa (è successo in particolare con gli avocado e con la Mimosa Pudica). Esagero? Dopotutto a dire che le piante non sono così diverse dagli esseri umani è uno dei più grandi esperti di piante al mondo, Stefano Mancuso, fondatore della neurobiologia vegetale e incredibile divulgatore. Il suo primo podcast con Chora, Di sana pianta, parte proprio da questo presupposto: che piante e persone si assomiglino molto più di quanto si potrebbe pensare. In ciascuna delle 10 puntate Mancuso ci regala una storia che lo dimostra: c’è quella della sfortunatissima acacia che dopo avere resistito per 300 anni nel deserto è stata uccisa in modo rocambolesco, o quella degli alberi giapponesi sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki del 1945. Piccoli racconti di resilienza vegetale impreziositi dalla poesia umana.

 

AUDIOLIBRI

  • Il pensiero di cosa può avere provato Lorenzo Terenzi mentre leggeva ad alta voce Dare la vita mi ha commosso un po’. L’attore e regista, che ha appunto vestito i panni del narratore dell’audiolibro Mondadori (lo trovi sia su Storytel sia su Audible), è la persona che Michela Murgia ha scelto di sposare la scorsa estate, poco prima di morire. E Dare la vita è l’ultima opera di Murgia, uscita – postuma – per Rizzoli a gennaio. La scrittrice sarda ha raccolto qui le sue riflessioni su un tema intorno a cui, alla soglia dei 33 anni, mi tormento sempre più spesso: la maternità. È un libro che parla tanto di politica quanto di amore. Murgia delinea un modello di famiglia alternativo a quelli che ci propinano di solito la società e chi ci governa, e lo fa in modo così convincente da far evaporare dubbi e sensi di colpa. Gliene sono grata.
  • Ho scoperto quanto mi piaceva maneggiare le parole leggendo le filastrocche di Gianni Rodari a casa dei miei nonni. Le leggevo e rileggevo, le studiavo, e poi componevo delle filastrocche mie. Grammatica della fantasiaappena pubblicato in formato audiolibro da Emons (è sia su Audible sia su Storytel), non è invece un libro per bambini, come tutti gli altri scritti dal pedagogo piemontese. L’opera, frutto delle rielaborazioni dei cosiddetti Incontri con la Fantastica che Rodari ebbe nel 1972 a Reggio Emilia con una cinquantina di insegnanti (qui trovi le registrazioni originali ❤️️), risponde a una domanda precisa: «Come si fa a inventare storie?»Grammatica della fantasia, fondato sulla convinzione che l’immaginazione ha un valore educativo fondamentale e che le parole sono liberatorie, è una lettura – in questo caso, un ascolto – imprescindibile per tutti coloro che si occupano di educare i bambini e che hanno a che fare con l’arte della narrazione. A dare voce a Rodari, nell’audiolibro, è Paolo Cresta: mentre lo ascoltavo, in varie occasioni mi quasi dimenticata che a parlare non era davvero lo scrittore di Omegna.
Gianni Rodari nel 1972. Morì a Roma nel 1980, a 59 anni, a causa delle conseguenze di un intervento a una gamba
  • E a proposito di educazione, Cuore nero, il nuovo libro di Silvia Avallone (anche lei piemontese, come Rodari), è nato da un’esperienza dell’autrice in veste d’insegnante di scrittura nell’istituto di pena minorile di Bologna. Ne ha preso spunto per plasmare una storia d’amore che diventa una storia di redenzione, una storia che nasce dall’incontro tra due ragazzi con un passato difficile: uno dalla parte della vittima, l’altra da quella del carnefice. Un romanzo crudo, intimo, reso ancora più potente – nell’audiolibro Audible – dall’abile lettura di Chiara Francese, già narratrice di Acciaio, ossia il romanzo che ha fatto innamorare di Avallone centinaia di migliaia di persone. Me inclusa.

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