Numero del 29 febbraio
  • Alex Cooper, biondissima 29enne originaria della Pennsylvania, è una podcaster straordinaria, dotata di una parlantina incredibile e in grado di carpire ai propri intervistati informazioni super confidenziali (e parliamo di persone del calibro di Gwyneth Paltrow o Heidi Klum). Il suo podcast Call Her Daddy, seguitissimo soprattutto dalle giovani donne, negli Usa – e non soltanto – è costantemente in cima alle classifiche. Per averlo in esclusiva per tre anni, Spotify nel 2021 ha pagato 60 milioni di dollari. Cooper però non è solo una podcaster, è anche un’abile imprenditrice. L’anno scorso insieme al fidanzato, il produttore cinematografico Matt Kaplan, ha dato vita a una media company: si chiama Unwell e realizza videopodcast ed eventi dal vivo condotti da ragazze della generazione Z celeberrime su TikTok & Co.

    «Lo scopo è che man mano che invecchio non voglio fare affidamento solo su “Alex Cooper” e Call Her Daddy», ha detto al New York Times. «Il punto di creare tutto questo era anche che così ho tutte queste attività aggiuntive che possono funzionare».

    Alex Cooper e Matt Kaplan
  • A proposito di daddy, un articolo su Guardian analizza invece i “dadcast”: ossia, podcast talk fatti da uomini di mezza età per uomini di mezza età, alla cui conduzione ci sono politici e politicanti bramosi di potere. Come spiega il giornalista (lo stimato Archie Bland), sono podcast che guadagnano parecchi soldi grazie alla pubblicità. Ma ciò non toglie che siano spesso parecchio noiosi. (Qui invece trovi una parziale difesa dei dadcast e dei podcast talk in generale.)
  • Gli audio deepfake rappresentano un pericoloso veicolo di disinformazione, e sempre più spesso vengono usati per trasmettere falsi messaggi di politici. Un bel problema, specialmente alla vigilia di numerose elezioni in varie parti del mondo. Nieman Lab ha messo a punto una guida (rivolta in primis ai giornalisti) per identificare gli audio creati con l’IA. (Consiglio anche questo pezzo di Bloomberg su ElevenLabs, società specializzata nella creazione di voci sintetiche.)
  • Spesso nei podcast si sente il riferimento alla possibilità di ascoltare il podcast stesso su qualunque app d’ascolto. In inglese la formula più usata è «Wherever you get your podcasts». Ed è una formula che – spiega Anil Dash – incarna la tecnologia rivoluzionaria alla base del podcasting: un sistema aperto dove chi crea i contenuti ne è davvero padrone.
  • Ascoltare L’invasione, audiodocumentario di Luca Misculin e Riccardo Ginevra sulla storia della popolazione che 5.000 anni fa portò in Europa la lingua protoindoeuropea, mi ha procurato piacere fisico; lo stesso che all’università mi dava studiare ogni singola materia della mia amata facoltà di Lettere antiche. Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi della newsletter Medusa hanno intervistato Misculin a proposito del podcast. Qui, per esempio, Misculin spiega perché hanno scelto proprio il formato audio per racccontare questa storia:

    «Ascoltare parole che uscivano dalla bocca di persone vissute migliaia di anni fa è al contempo potente, evocativo ma anche importante per chi vuole riflettere sulla lingua che parliamo oggi, che penso siano più di quelli che crediamo. E poi spinge l’ascoltatore o l’ascoltatrice a fare un passo in più, a completare quello che sente lasciando andare l’immaginazione».

  • Una rinomata società di produzione di podcast colombiana ha trasformato in un fumetto una delle sue più popolari serie audio, DMG: El Sueño de la Hormiga. L’idea è nata dall’esigenza di creare materiale per promuovere sui social il podcast, che parla di una controversa società colombiana basata su uno schema piramidale. Ne ha scritto dosdoce.com.
  • Il risultato migliore che può ottenere chi dà voce a un libro (e vale ancora di più per i podcast) è apparire naturale. Eppure, c’é la tendenza a cimentarsi in interpretazioni pompose, teatrali, pedanti. Sottoscrivo l’appello di Literary Hub affinché venga messa fine alle narrazioni extraperformanti.

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