di Gianpiero Kesten

Cose Molto Umane, il mio podcast quotidiano, è nato dalla tempesta perfetta di sfighe che è stato il 2020. Il primo lockdown, quello duro e puro, quello che quando uscivi per andare a fare la spesa ti fermavano e ti chiedevano di vedere i sacchetti. Non so se ve lo ricordate, ma è stato tutto piuttosto improvviso. Siamo rimasti a casa dal lavoro, da scuola, separati da tutto e soprattutto da tutti senza il tempo di salutarci. Io – che lavoravo in radio (come ancora oggi, del resto) – sono rimasto bloccato in Brianza, dove vivo, senza poter più andare a Milano e quindi in onda.

C’era paura, preoccupazione, incertezza. Negli interstizi fra un disagio e l’altro c’era anche una NOIA TOTALE. E, per quanto mi riguarda almeno, una gran voglia di ritagliarmi degli spazi in cui non pensare per forza alla pandemia.

Ecco. L’inizio di Cose Molto Umane è andato più o meno così. Sono un divoratore seriale di podcast da molto tempo e avevo già prodotto per Radio Popolare una trasmissione pensata e strutturata come un podcast: narrativo, staccato dal tempo, fruibile ovunque (PopCast: Kestorie). Una puntata alla settimana che richiedeva un mucchio di lavoro di ricerca, di montaggio e sound design. E mi rimaneva la voglia di fare qualcosa di veloce, di indipendente e non solo fruibile ovunque, ma che potessi anche produrre ovunque. Qualcosa che tenesse compagnia e che facesse community in un momento oggettivamente schifoso e che non abbandonasse mai le ascoltatrici e gli ascoltatori. Quindi un daily, un appuntamento fisso e sicuro per tutti.

Così ho portato sul mio vecchio camper un mixer e un microfono (sì, una volta mi hanno fermato, sì, hanno voluto vedere microfono e mixer e sì, ho convinto la polizia che stavo effettivamente andando a lavorare) e ho costruito una specie di proto-studio di registrazione. Ho registrato la prima puntata e non ho più smesso. Oddio, ho fatto due settimane di pausa l’estate scorsa, ma avvisando con grande anticipo il pubblico di CMU =).

Il primo studio di CMU, ovvero il mio camper

E siccome l’essere daily era una mia esigenza, sin dall’inizio ho deciso di montare le puntate al volo, velocemente, con tagli imprecisi apposta, sapendo che prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui il tempo per lavorarci sarebbe stato poco. E quella roba, il montaggio “punk”, è diventato un tratto abbastanza distintivo di Cose Molto Umane. E vi dirò che mi ci sono affezionato ormai, e l’ho tenuto come parte del suono di CMU, anche se è tutto il contrario di quello che si insegna quando si parla di editing audio.

Vado avanti veloce. CMU col passare del tempo è diventato per me un lavoro, prima solamente sostenuto su Patreon, poi è entrato a far parte di Vois, che è anche un network di podcaster nativi che viene dal basso, e che crede nel podcasting con l’entusiasmo giusto. Il camper l’ho sostituito con un home-studio che mi ha permesso anche di andare in onda in diretta quando la radio è tornata irraggiungibile. A un certo punto è nato anche Cose Molto Americane, una specie di spin-off a due voci che faccio col mio amico (e giornalista) Cristiano Valli, che vive a San Francisco.

Il mio studio attuale, quello in casa

Ma soprattutto quello che è successo – che è davvero l’aspetto che mi scalda il cuoricino, quando ci penso – è che sin da subito si è creata una community affezionatissima che non ha mai smesso di crescere. I patron di Cose Molto Umane (ossia coloro che sostengono Gianpiero attraverso la piattaforma Patreon, ndr) sono un gruppo di persone favolose. Hanno fatto un canale Discord, hanno costruito un archivio digitale dei contenuti di Cose Molto Umane, mi danno una mano, mi mandano le sigle (!!!), le copertine del programma e sono una vera e propria redazione polverizzata sparsa per la rete e, letteralmente, per il mondo. Una risorsa per me totalmente imprevista, con la quale ho un rapporto molto stretto e che considero parte integrante di tutto il progetto di Cose Molto Umane. Che peraltro sta per declinarsi in una serie di cose belle di cui vi racconterò più avanti.

(Qui se fosse un video di Youtube: violini, fiori, tramonto, io che guardo lontano, la camera si allarga e 56.000 fan di CMU dietro di lui guardano nella stessa direzione e poi titoli di coda lunghissimi… In un podcast invece è un grosso grazie a tutti gli ascoltatori molto umani).

Gianpiero Kesten nasce a Milano sul finire degli Anni di Piombo. I suoi genitori sono cileni, scappati dalla dittatura militare di Pinochet. Infatti Gianpiero parla spagnolo e odia le dittature militari. Dal 2005 è conduttore radiofonico a Radio Popolare, dove oggi conduce quotidianamente Di Tutto un Boh, una trasmissione liberamente ispirata al suo podcast, quindi un percorso inverso rispetto al solito. Kesten considera questa una vittoria significativa del podcasting sugli altri mezzi. Ma è l’unico che ci ha mai fatto caso, amen. In mezzo è stato autore televisivo, copy e giornalista. Nel 2014 lo hanno fatto prof di Italiano all’alberghiero ma quest’anno ha smesso, perché è bellissimo fare l’insegnante ma non ha più il fisico per gli sport estremi.

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