Da sinistra, Andrea de Cesco, Gianpiero Kesten, Matteo B. Bianchi, Loretta Da Costa Perrone, Marcello Forcina, Eleonora Del Riccio (foto di Thomas Pasinetti)

 

Quella di sabato scorso, 30 aprile, è stata una giornata importante per la community italiana del podcasting. Per otto ore il teatro Carcano di Milano si è riempito di persone venute a sentire parlare di podcast durante la prima edizione de ilpod, il premio dedicato ai migliori podcast italiani cofondato da Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon.

Il settore dei podcast in Italia rappresenta ancora una nicchia, seppur in crescita continua. Credo sia fondamentale che soprattutto in questa fase, ma non soltanto, chi ne fa parte si impegni a collaborare e a fare squadra per diffondere il più possibile la cultura dell’ascolto.

Tra i vari meriti di Maura e Andrea – a cui va la mia gratitudine – c’è quello di avere creato un evento pop, in grado di avvicinare al mondo dei podcast anche chi non lo bazzica già, e magari anche chi lo vede con scetticismo o titubanza, e persino chi ancora non ha capito bene che cosa siano i podcast. Spero che opportunità di questo tipo diventino sempre più frequenti (intanto segnatevi l’evento di OBE sui branded podcast il 17 maggio, PodFest a giugno, Mondo Podcast all’interno del Festival della Comunicazione a settembre, Mondoascolti durante Internazionale a Ferrara tra fine settembre e inizio ottobre, il Festival del Podcasting a ottobre e il LUCIA Festival a dicembre).

Un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo è lo spazio che Maura e Andrea hanno dato alle produzioni indipendenti, a cui sono state dedicate tre categorie (Creatività Originale, Indie e Rising Star). Sono proprio le categorie che hanno avuto più candidature (122 sulle 221 totali) e mi pare un gran bel segnale. Mi è piaciuto quello che Rossella Pivanti, tra i giurati, ha detto sul palco al riguardo: «Sono felice di avere trovato tanti podcast indie con poche puntate, significa che ci hanno creduto». Tra l’altro uno dei tre podcast che hanno portato a casa più premi, Cose Molto Umane di Gianpiero Kesten, è totalmente autoprodotto (VOIS si occupa della distribuzione) – gli altri due sono i mitici Cachemire di Edoardo Ferrario e Luca Ravenna (prodotto da Tamago) e Morning di Francesco Costa (per Il Post).

Il sabato con ilpod è stata anche un’agognata occasione di incontro tra professionisti, esperti e appassionati di podcast. Per la prima volta ho conosciuto persone con cui finora mi ero solo scambiata messaggi o email o avevo parlato al telefono.

Mi sono divertita moltissimo, emozionata altrettanto. Sono tornata a casa stordita e felice, con in testa il geniale beat di N.A.I.P. (che ha introdotto tutti i vincitori delle varie categorie) e con un calzino in meno (chissà dov’è finito?!).

Quando lo rifacciamo? ❤

 

Dieci spunti da ilpod

  1. Fare un buon podcast spesso significa lavorare per sottrazione, e in qualche caso cedere il microfono e scomparire. Ne hanno parlato Arianna Poletti, Marco Rip e Matteo Caccia («La cosa più importante da fare quando racconti una storia che non è la tua è spostarti, fare un passo indietro e lasciare la storia davanti a te»).
  2. Un podcast (per avere successo) dev’essere utile. (Il tipo di utilità, aggiungo io, varia: può essere utile per informarsi, oppure per distrarsi, o ancora per riflettere eccetera). Lo ha detto Francesco Costa riferendosi ai podcast di notizie e lo ha detto Daria Corrias riferendosi ai documentari audio («Scelgo storie che possano servire alla comunità degli ascoltatori per conoscersi meglio come esseri umani e per creare relazioni»).
  3. «La differenza tra un buon podcast e un cattivo podcast è data dalla capacità di far trattenere informazioni ed emozioni all’ascoltatore, che si ritrova così in una dimensione di creatività passiva» (Roberto Saviano).
  4. Creare una community è fondamentale. Nel caso di Gianpiero Kesten è anche (e soprattutto) la sua community a sostenerlo e a fornirgli spunti per le nuove puntate del suo podcast, Cose Molto Umane.
  5. La voce è uno strumento neutrale. E può aiutare a superare pregiudizi basati sull’aspetto esteriore. Lo ha detto Nadeesha Uyangoda (questo concetto emerge nel podcast che ha realizzato con Nathasha Fernando e Maria Catena Mancuso, Sulla Razza).
  6. La scrittura orale è tutta un’altra cosa rispetto alla scrittura per i testi scritti. Ne ho parlato io, ma soprattutto ne hanno parlato Costa e Saviano.
  7. Il ritmo a volte è un elemento essenziale del podcast. Soprattutto per quanto riguarda i podcast comedy. Lo ha fatto notare Marcello Forcina, contestando il secondo dei dieci diritti d’ascoltatore stilati da ilpod (ciao Marcello ❤), ossia il diritto di cambiare velocità. Antonio Losito e Federica Cacciola hanno sottolineato come realizzare un podcast comedy con qualcun’altro possa essere utile proprio in termini di ritmo.
  8. Fare un podcast «è come disegnare una mappa molto precisa e dettagliata di qualcosa che magari chi ti ascolta non conosce, ma in cui però riconosce un modo di stare al mondo. Se non disegni quella mappa rischi di fare la fine di chi racconta male le barzellette» (Matteo Caccia).
  9. «Raccontare storie è un gesto politico», ha detto ancora Caccia. «Se tutti conoscessero le storie altrui non ci sarebbero persone che litigano e non ci sarebbero le guerre». La sfida per gli ascoltatori, ha osservato Kenneth Harley, è mettersi in ascolto delle storie altrui in modo empatico.
  10. «I podcast sono matrioske: continui continui ad aprire e c’è sempre una matrioska ancora più piccola» (Chiara Tagliaferri).

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