Quando la radio entra nella guerra

Da oltre dieci anni curo una rubrica su Rai Radio3 che si chiama Interferenze dove uso la radio per raccontare storie che arrivano dall’attualità internazionale. Ogni giovedì mattina alle 11, attraverso i suoni di una diversa radio descrivo un conflitto, una rivoluzione, un golpe o un movimento di protesta.

In questi anni sono sempre riuscito a trovare emittenti e voci radiofoniche per raccontare il mondo, segno che questo mezzo di comunicazione – dato per morto più volte – è ancora vivo e in continua mutazione.

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La narrazione più comune è quella legata alla radio in guerra che vede l’etere utilizzato come un campo di battaglia, con segnali lanciati dai diversi fronti.

In queste settimane di guerra nel Medio Oriente una delle storie più interessanti riguarda l’intervento della BBC: l’emittente pubblica britannica ha usato le onde radio per spezzare il buio informativo che dai primi giorni di novembre avvolge Gaza. Usando un trasmettitore ad onde medie a Cipro, la BBC ha iniziato a trasmettere un bollettino quotidiano in arabo che informa la popolazione della Striscia con notizie pratiche sui presidi ospedalieri, sulla distribuzione di cibo e sulle aree dove si dovrebbero rifugiare.

Un uomo ascolta la radio a Gaza (la foto, di Getty Images, è stata scattata prima dello scoppio della guerra)

Le onde medie, al contrario della classica trasmissione in Fm, si possono ascoltare a centinaia di chilometri di distanza. E quindi un segnale dall’isola di Cipro può essere ascoltato facilmente a Gaza.

Prodotto tra Londra e il Cairo, questo programma BBC è uno strumento pratico per superare le censura che è stata imposta alla popolazione di Gaza attraverso la disconnessione di internet e le reti cellulari.
Il team di produzione è lo stesso che cura il canale radio/tv BBC Arabic, nato nel lontano 1936 come “Servizio radiofonico per la Palestina” di quello che allora era il BBC Imperial Service, ovvero le trasmissioni destinate all’ex l’Impero britannico.

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Qualcosa di simile è successo anche in Ucraina nel febbraio 2022 con l’inizio dell’invasione russa. In questo caso sono state diverse le emittenti di varie parti del mondo che hanno iniziato a puntare le loro antenne verso la zona del conflitto.
Sono stati prodotti programmi in russo per superare la censura, che non permetteva alla popolazione di informarsi su quella che viene ancora oggi definita “Operazione speciale”. E anche programmi speciali in ucraino, diffusi in onde corte e medie, fm e internet, per aiutare chi si è trovato di colpo sotto le bombe.

Un uomo ucraino ascolta la radio nel marzo 2022 (foto di Getty Images)

I segnali radio superano i confini, e rappresentano così lo strumento ideale per sconfiggere censure e barriere imposte da governi ed eserciti.

Da segnalare anche che la BBC aveva preparato un servizio radiofonico dedicato ad un possibile guerra atomica durante la guerra fredda. Il BBC “Wartime Broadcasting Service” prevedeva la trasmissione di messaggi alla popolazione in caso di attacco nucleare alla nazione e la costruzione di studi radiofonici nei bunker per garantire il servizio di informazioni. Dopo oltre 50 anni le voci di questi annunci dell’apocalisse sono stati diffusi ed è incredibile ascoltare le voci dei più famosi conduttori BBC che si erano preparati ad una possibile guerra nucleare.

Un vecchio studio della BBC nel bunker di un villaggio inglese chiamato Kelvedon Hatch

Un altro caso unico è quello del Myanmar. Qui le onde radio vengono utilizzate per dare voce al governo “ombra” dell’opposizione che si contrappone alla giunta militare salita al potere con un golpe del 2021. Attraverso le trasmissioni di Radio Nug, che vengono trasmesse in onde corte da un Paese estero, i cittadini possono ricevere le voci dei dissidenti e di chi si batte per ripristinare la libertà nel Paese senza rischiare di essere controllati.

Manifestanti a sostegno del governo di unità nazionale durante una manifestazione contro il colpo di stato militare a Yangon, nel luglio 2021

Le onde corte in questo caso sono una risorsa unica. Queste frequenze permettono un ascolto a lunga distanza e vengono usate proprio quando bisogna superare i confini della censura.
È importante ricordare infatti che ascoltare la radio via onde medie o onde corte ci permette di rimanere “anonimi”, mentre l’ascolto di contenuti trasmessi da una radio via web o via podcast è facilmente controllabile da parte di polizia e governi.

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La radio è ancora uno strumento di libertà e di espressione utile e importante in quei Paesi dove manca la libertà di stampa. In Occidente possiamo parlare liberamente di radio che potrebbe in un futuro lasciare spazio ai podcast, ma in molte altre zone del mondo le emittenti radiofoniche rappresentano un’urgenza comunicativa unica che, ad oggi, non vede alcuna alternativa.

 

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